L’altro Zagrebelsky e l’eterologa

E’ proprio vero, come scriveva ieri sulla Stampa il magistrato Vladimiro Zagrebelsky, che lo scorso 22 maggio la Corte costituzionale – rinviando ai tribunali gli atti con i quali sollevavano eccezione di incostituzionalità per il divieto di fecondazione eterologa sancito dalla legge 40 – in realtà “non ha deciso”? Comprensibile il disappunto di chi sperava di veder smontato questo punto fondamentale della normativa, ma è davvero arduo definire la decisione della Consulta semplicemente “neutra”
16 AGO 20
Immagine di L’altro Zagrebelsky e l’eterologa
E’ proprio vero, come scriveva ieri sulla Stampa il magistrato Vladimiro Zagrebelsky, che lo scorso 22 maggio la Corte costituzionale – rinviando ai tribunali gli atti con i quali sollevavano eccezione di incostituzionalità per il divieto di fecondazione eterologa sancito dalla legge 40 – in realtà “non ha deciso”? Comprensibile il disappunto di chi sperava di veder smontato questo punto fondamentale della normativa, ma è davvero arduo definire la decisione della Consulta semplicemente “neutra”, una specie di parentesi attendista e insignificante in attesa di chissà quali altri eventi.
Zagrebelsky riesce a definire addirittura “sterile questione di principio” il richiamo al legame di responsabilità che lega il nato ai genitori biologici (art. 30 della Costituzione, che impone ai genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli); dovrebbe però sapere che la Consulta ha invitato i tre tribunali ricorrenti a tener conto di una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, con la quale si afferma a chiare lettere che uno stato europeo che vieti l’eterologa (fecondazione o inseminazione con gameti esterni alla coppia) non lede in alcun modo il “diritto alla vita privata e famigliare” e non si macchia di discriminazione. Una volta chiarito questo non neutro punto, i tribunali che hanno sollevato eccezione di incostituzionalità del divieto di eterologa partendo da una precedente e superata sentenza europea, dovranno giudicare se ricorrere di nuovo. Non potranno però sostenere che la legge 40 viola la Convenzione europea dei diritti dell’uomo per quanto riguarda gli aspetti già ben chiariti dalla Corte di Strasburgo.